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Ogni tanto è giusto raccontare anche gli insuccessi.
Perché è lì che si impara davvero.

Ci troviamo in un’azienda in cui non si vende un prodotto finito, bensì un sistema finestra: tecnologia, profili, ferramenta. Il cliente finale riconosce il brand, ma non compra direttamente dall’azienda, compra dal serramentista.

È lui il cliente vero. È lui che prende il sistema e lo trasforma in prodotto finito. Eppure, nelle trattative più importanti, succede una cosa interessante: è l’azienda a costruire le relazioni e a guidare la negoziazione. Il serramentista resta centrale, certo, ma viene accompagnato passo dopo passo, fino alla firma.

 

Una trattativa non è mai uno-contro-uno

Per arrivare alla firma devono allinearsi molte figure:

  • architetto;
  • impresa;
  • direttore lavori;
  • serramentista;
  • ufficio tecnico;
  • commerciale.

E a volte anche:

  • sovrintendenza;
  • committenti pubblici;
  • politica.

Non è una trattativa semplice, è un ecosistema.

 

Quando sembra fatta

Qualche mese fa nasce un’opportunità importante: la riqualificazione di un edificio storico tramite appalto pubblico.

Parte il lavoro che conosciamo bene (e che ho raccontato, in chiave ironica, anche qui):

  • incontri tecnici;
  • sopralluoghi;
  • offerte;
  • soluzioni progettuali;
  • confronti continui con tutti gli attori.

All’inizio tutti vogliono il prodotto della concorrenza: storico fornitore, per un scelta “sicura”.

Poi succede quello che succede quando lavori bene. Poco alla volta:

  • il direttore lavori cambia idea;
  • l’impresa si allinea;
  • il serramentista studia la soluzione;
  • il nostro ufficio tecnico prepara tutto.

Arrivano i pranzi, le strette di mano, gli accordi… e la frase classica:

«È fatta. Manca solo la firma»

 

Il «99%» che non esiste

Passano le settimane, poi i mesi. Le scadenze si spostano:

«Firmiamo prima delle ferie».
«Firmiamo prima di Natale».
«Tranquillo, al rientro firmiamo».

Nel frattempo emergono piccoli problemi:

  • tempi di cantiere;
  • condizioni economiche;
  • dettagli tecnici.

Normale amministrazione.

Poi succede qualcosa che non avevamo previsto.

 

Quando entra un nuovo attore

L’assessore del Comune entra nella partita: vuole tempi più rapidi e prezzi più certi.

Contatta il concorrente inizialmente escluso: gli chiede se può fare meglio.

La partita si riapre.

Noi non restiamo fermi, ci muoviamo subito:

  • creiamo una task force con altri fabbri;
  • rivediamo la produzione;
  • troviamo soluzioni tecniche.

L’architetto è soddisfatto e l’impresa anche.

Altro pranzo. Altro giro di conferme.

 

Il finale (quello vero)

Poi succede.

Con una decisione politica, improvvisa e netta, l’Assessore impone il vecchio fornitore. Firma il concorrente. Fine.

«Una trattativa chiusa al 99%» non si è mai chiusa.

 

Cosa mi ha ricordato questa storia

Dopo trent’anni di lavoro, questa trattativa mi ha riportato a terra.
E mi ha ricordato alcune regole semplici.

Molto semplici:

  • Il «99%» non esiste;
  • una trattativa è chiusa solo quando il contratto è firmato;
  • gli interessi cambiano velocemente;
  • ogni attore guarda prima di tutto al proprio obiettivo;
  • più attori ci sono, più l’equilibrio è fragile, basta poco per spostare tutto;
  • la concorrenza non è mai fuori davvero: aspetta solo il momento giusto per rientrare.

La verità sulle trattative

Nel business si raccontano spesso i successi, è normale. Ma sono le trattative perse che ti insegnano davvero come funziona il gioco. Ti riportano a una regola che sembra banale, ma non lo è:

il «99%» nelle trattative non esiste. Esiste solo la firma.

Come dicono gli americani:

«The deal is not done until the ink is dry».

 

E quindi?

In Buildopia lavoriamo ogni giorno su trattative complesse.
Con tanti attori, tanti interessi, tante variabili.

E sappiamo che:

  • l’illusione del “quasi fatto” è pericolosa;
  • la gestione del processo conta più del risultato momentaneo;
  • la lucidità, fino alla fine, fa la differenza.

Perché una trattativa non si chiude quando sembra fatta, bensì quando è firmata.

E tutto quello che succede prima è solo lavoro.