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Quanta gente attorno a un foro!

O meglio: un’intera comunità radunata attorno a un progetto edilizio.

Quante facce nuove ogni volta.

E quante riunioni, passaggi, telefonate, mail, stress.

Sono nel mondo della vendita di infissi da quasi trent’anni e, se c’è una cosa che ho imparato, è questa: per costruire un edificio, anche piccolo, serve mezza città.

 

Il caso (vero) di un buco nel muro

Qualche giorno fa un amico mi ha chiesto di partecipare a una riunione in cantiere.

Tema del giorno: un foro finestra.

Niente di epocale, penserai. E invece…

Attorno a quel buco nel muro c’erano:

  • il proprietario;
  • l’architetto (per fortuna anche Direttore Lavori);
  • l’impresario, per installare il controtelaio;
  • il serramentista, per misure e tipologia;
  • il cappottista, per i raccordi esterni;
  • il cartongessista, per i dettagli interni;
  • l’elettricista, per allarmi e tende motorizzate.

E poi: l’assistente dell’architetto, l’idraulico che «passava di lì» ma aveva da dire la sua…

Totale: tra le 7 e le 9 persone attorno a un buco nel muro.

Allora mi sono chiesto:

quanto costa davvero quel foro?

E soprattutto: è sempre necessario coinvolgere tutta questa gente?

Spoiler: sì.

Ed è impressionante quanto serva prima ancora di scavare una buca.

 

La catena alimentare dell’edilizia

Tutto parte da una cosa sola: i soldi.

Che tu sia investitore, impresa o costruttore improvvisato, senza capitali non si parte.

Quindi servono:

  • banche, se vuoi un prestito;
  • investitori, se cerchi soci;
  • fondi o venture capital, per progetti più strutturati.

Poi si entra nel vivo.

 

Prima fase: autorizzazioni e permessi

  • architetti e ingegneri, per il progetto;
  • autorità locali e uffici tecnici;
  • sovrintendenze, se ci sono vincoli;
  • enti ambientali;
  • polizia locale, per la viabilità in cantiere;
  • gestori dei servizi (acqua, luce, gas);
  • vigili del fuoco, per le norme antincendio.

E tutto questo prima ancora di posare il primo mattone.

 

E poi via con i lavori

Quando arriva finalmente il permesso, partono le danze:

  • imprese edili;
  • artigiani;
  • ingegneri strutturali;
  • coordinatori della sicurezza;
  • fornitori (tanti, ognuno con tempi e pretese diverse).

E ognuno con le sue priorità.

 

Finale di partita: le certificazioni

Quando pensi sia finita, ecco il gran finale:

  • certificato di agibilità;
  • APE (prestazione energetica);
  • certificazioni impianti;
  • sicurezza;
  • ambientale;
  • materiali.

Una sfilata infinita di documenti, bolli, firme.

E di professionisti con titoli che pensavi non esistessero.

 

Conclusione (semi-seria)

A volte penso che mezza comunità costruisca l’immobile, e l’altra metà lo certifichi, approvi, validi o corregga.

Il telefono esplode. I gruppi WhatsApp si moltiplicano.

Eppure, nel caos, impari.

Incontri un sacco di persone.

Scopri punti di vista.

Litighi anche, magari per un millimetro.

Ma cresci.

Ogni tanto ripenso a trent’anni fa.

Il geometra del paese disegnava la casa, otteneva il permesso, il proprietario sceglieva l’infisso, e il muratore mi chiedeva:

«Quando mi porti la cassamatta che andiamo avanti?»

 

Erano altri tempi.

Ma non sempre erano peggiori.