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Fare il manager a tempo, il consulente o lo specialista chiamato a risolvere o implementare un progetto a cinquant’anni è affascinante.

Non tanto per le sfide (che restano la linfa del lavoro)  ma per le dinamiche tra persone: agenti, titolari, dipendenti, collaboratori.

Osservi tutto da fuori.

Hai lo sguardo di chi certe battaglie le ha già fatte. E spesso sa che erano inutili.

La maturità come competenza

Quando arrivi a una certa età, la vera competenza diventa la capacità di leggere i comportamenti.

Non ti lasci trascinare dalle tensioni tra colleghi.

Riconosci i giochi di potere.

Sai quando parlare e quando lasciar correre.

Soprattutto, non sei coinvolto nelle logiche interne.

Le guardi da una certa distanza.

Una distanza sana.

Giovani vs veterani: il solito scontro?

Oggi è tutto ancora più evidente.

Soprattutto dove convivono generazioni diverse e modelli di lavoro lontani tra loro.

Ci sono:

  • i veterani, che custodiscono ogni informazione come fosse segreta, per sentirsi ancora indispensabili;
  • i giovani, che pensano di risolvere tutto con un prompt o un tutorial, ma poi si bloccano alla prima riunione fuori controllo.

Sono bravissimi con dati, CRM, lead, automazioni, ma spesso vanno in tilt quando il cliente cambia idea o risponde con sarcasmo.

E le aziende si ritrovano a navigare tra queste due polarità.

Con poca stabilità, tanta complessità.

La verità è che… non ci si sopporta

Un venticinquenne non ragiona come un cinquantenne.

Il primo crede di sapere e impone. Poi viene sostituito da un ventenne ancora più smart.

Il secondo non si fida, ma è lui che firma i bonifici.

E in mezzo, il caos.

Tra colleghi, spesso, non ci si sopporta.

Ma si lavora insieme lo stesso.

E allora?

Un bel casino.

Eppure, se ti fermi ad osservare (da manager esterno, con un po’ di esperienza sulle spalle) capisci una cosa.

L’unica vera costante è la gentilezza.

Dare sempre qualcosa:

  • informazioni;
  • tempo;
  • attenzione;
  • ascolto;
  • disponibilità.

Sì, è difficile.

Sì, a volte è faticoso.

Ma è l’unico modo per sopravvivere (e crescere) in azienda.

L’azienda non è la tua famiglia.

È un luogo di lavoro.

E chi collabora, vince.

Dall’alto, si vede.

 

Il consiglio di un mentore

Il mio mentore Federico me lo disse quando avevo 29 anni:

«Andrea, puoi avere lauree, competenze, istinto commerciale. Ma non dimenticare mai due verbi fondamentali: DARE e AVERE».

All’inizio lo applicavo alla vendita: più offrivi (pranzi, sponsorizzazioni, benefit) più ottenevi.

Poi ho capito che vale per tutto.

Più trasmetti cura, attenzione, supporto, anche senza ritorno immediato, anche se lo fai “a gratis”, anche se l’altro non ti sopporta o ti ruberebbe il cliente…

Tu dai lo stesso.

Il ritorno arriverà?

Forse sì.

Forse mai.

Ma qualcosa, prima o poi, torna sempre.

E anche se non torna, tu hai fatto la tua parte.

E questa, credimi, è la vera competenza che fa la differenza.